SIMONE PRUDENTE – CROSSED WIRE

Quando hai capito che volevi essere un artista?
La passione per la pittura mi ha sempre accompagnato fin da bambino, ricordo una mostra organizzata dalla mia professoressa di scuola media alla quale ho partecipato con entusiasmo e forse lì ho capito che quello era il mio mondo. Ho sempre coltivato questa passione, dedicandomi a ciò che mi piace, ciò che mi attrae, alla ricerca di un mio canale comunicativo. Sicuramente uno spartiacque della mia carriera artistica è stata la vincita del premio Arte nel 2014 e del Premio Biffi, a Milano, nel 2014, che mia ha dato la possibilità di entrare nel panorama dell’arte italiana dandomi una grande visibilità.

Potresti parlarci delle tue influenze artistiche e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
Sono sempre stato affascinato dalla metafisica italiana del novecento poi, col tempo, mi sono avvicinato anche all’ arte povera apprezzandone i concetti espressi che mi inchiodavano letteralmente alle opere. Da queste basi ho cercato sempre un canale pittorico inedito per esprimere quello che avevo da dire e per narrare il tempo che stiamo vivendo.

Preferisci lavorare da solo o con altri artisti?
Il mio lavoro nasce da riflessioni personali e da processi lunghi e per la realizzazione ho bisogno di maturare, decantare, criticare… quindi posso dire che principalmente lavoro in solitudine. Tuttavia ho lavorato e lavoro anche con altri amici artisti e ne sono venuti fuori dei lavori entusiasmanti ed arricchenti. Mi trovo a mio agio in entrambe le situazioni.

Ci puoi raccontare un progetto al quale stai attualmente lavorando?
Sto lavorando a delle sculture ceramiche riferite al momento che stiamo vivendo. L’ opera che sto realizzando si chiama “LOV-ID19” ed è un nuovo virus che sto creando nel mio atelier/laboratorio. Poiché il virus attuale ha messo a nudo tutte le nostre debolezze, legate alla natura umana, ci ha rinchiuso in noi stessi abbandonandoci a paure, egoismi e anche un odio e diffidenza dilaganti, ho pensato di combattere tutto ciò creando un nuovo virus che rappresenta l’epifania dell’unione, la possibilità di contaminare di bacio in bacio ogni spazio ed ogni luogo. Un’ epidemia dell’amore rinnovato. Il mio LOV-ID19 è sospeso in un vuoto cosmico, una struttura regolare, in acciaio, sorretto da un filo quasi invisibile.

Cosa avresti fatto se non fossi diventato un artista?
Domanda difficile… probabilmente sarei stato un’altra persona, con nome e cognome differenti. Davvero non saprei. Forse dovrebbero tagliarmi le mani.

Quali consigli ti senti di dare ad un giovane che voglia diventare un artista?
Gli consiglio di credere sempre a quello che fa e nello stesso tempo di non temere mai il confronto. Di mettersi in gioco, di fare giudicare i suoi lavori in concorsi e mostre e di cogliere le critiche come stimolo al miglioramento e alla crescita personale, utili per la sua identità artistica.




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