SIMONE GERACI – OLTRE

Quando ha capito che volevi diventare un artista?
Sinceramente non credo ci sia mai stato un momento preciso in cui ho preso consapevolezza di volere diventare un artista, del resto, il mio modo di concepire un lavoro, idearlo e realizzarlo è rimasto pressoché invariato negli anni; semmai, ho avuto la fortuna di vivere un’esperienza che mi ha dimostrato che è possibile far diventare un desiderio un mestiere attorno al quale strutturare le esigenze del quotidiano.

Potresti parlarci delle tue influenze artistiche e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
Sono stati tantissimi gli artisti che mi hanno influenzato, sia per analogie e coincidenze con la mia pratica del dipingere, che per posizioni e maniere totalmente differenti. Ho guardato e studiato tanto la pittura del seicento, i grandi maestri della figurazione del passato, fino a soffermarmi sul vasto ed eterogeneo lavoro di Picasso. Decisivo però l’incontro e la scoperta degli autori legati al “Realismo magico” e la solitudine sospesa delle opere di Felice Casorati.

Preferisci lavorare da solo o con altri artisti?
Seppur apprezzando e trovando stimolante il confronto con altri artisti, preferisco lavorare nel silenzio del mio studio.

Ci puoi raccontare un progetto al quale stai attualmente lavorando?
Attualmente sto lavorando a un nuovo ciclo di opere che si discostano rispetto alle precedenti per  un ampliamento cromatico ed una maggiore interazione del rappresentato con l’ardesia.. Negli anni è proprio questo supporto che mi ha suggerito e indicato nuove soluzioni formali e di ricerca.

In questo nuovo ciclo, spesso intitolate Oltre, il grigio della pietra prende corpo , aumenta la sua presenza nel quadro attraverso innesti fermi e decisi. Essa diviene lo spazio di attraversamento del rappresentato, una finestra attraverso la quale si leggono le gestualità sospese di figure femminili. Un’esasperazione del senso di horror vacui in cui le figure inermi, spesso abbandonate nel loro isolamento , sono sovrastate dalla grigia e ovattata presenza dalla roccia metamorfica.

Cosa avresti fatto se non fossi diventato un artista?
Probabilmente sarei rimasto nell’ambito della pittura e della creatività, approfondendo alcune pregresse esperienze lavorative di restauro e decorazione d’interni per spazi ludici e dedicati al mondo dell’infanzia.

Quali consigli ti sente di dare ad un giovane che voglia diventare un artista?
È molto complesso riuscire a dare un suggerimento preciso a chi decide di diventare artista.

Il mondo dell’arte vive di un’infinita quantità di sfaccettature e sfumature che rendono quasi impossibile riuscire a trovare un unica “ricetta” utile. Sicuramente però, alcuni aspetti sono imprescindibili come la costanza e la dedizione al lavoro, e l’approdo ad una o più gallerie che sorreggono e supportano la propria ricerca, una riflessione, quest’ultima, maturata e consolidata proprio in questo lungo periodo di fermo. Sono pressoché certo dell’indispensabile e fruttuoso lavoro sinergico fra l’artista e il gallerista.




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