LUANA RIGOLLI – LINOSA

Quando hai capito che volevi diventare un artista?
Non mi definirei propriamente artista, ma ho deciso di provare a vivere di fotografia circa 2 anni e mezzo fa, complice una serie di fattori, come l’interruzione di un contratto di lavoro e il trasferimento a Milano. E allora ho pensato che potesse essere l’occasione buona per provarci. Scatto da molto più tempo, ma non avevo mai avuto il coraggio di provarci seriamente. E ora mi ritrovo ancora qui, tra mille difficoltà a provare a vivere di fotografia, non è sempre facile, ma sono felice di fare una cosa che mi piace. Quando sarò anziana non avrò rimpianti per non averci almeno provato.

Potresti parlarci delle tue influenze artistiche e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
Cerco di prendere influenze da un po’ tutta l’arte, oltre che la fotografia, sono appassionata di cinema e di letteratura. La letteratura serve per far nascere in me nuove idee, curiosità e visioni, il cinema invece mi dà più stimoli visivi. Per quanto riguarda il mio lavoro è fondamentale la lettura e la ricerca storica. Da un po’ di tempo sono appassionata di storia, e sto sviluppando progetti fotografici con riferimenti storici importanti, soprattutto riferiti alla prima metà del 1900 in Italia. Fotograficamente mi sento vicina alla fotografia emiliana, se non altro per le mie origini e per l’influenza che ha avuto in me la luce padana per i miei primi 30 anni di vita passati in Emilia.

Preferisci lavorare da sola o con altri artisti?
Nel momento operativo di scatto preferisco lavorare da sola, perchè mi sento più tranquilla nel prendermi i miei tempi, ma nella fase di ricerca e studio ritengo sia fondamentale coinvolgere più persone possibili.
Quando mi muovo per i miei lavori cerco sempre persone o associazioni locali in grado di darmi informazioni e appoggio. Mi è capitato poche volte di lavorare con altri artisti, ma è una cosa che potrei rifare con piacere.

Ci puoi raccontare un progetto al quale stai attualmente lavorando?
Attualmente sto lavorando sul progetto “L’isola degli arrusi, 1939”: una ricerca storica e fotografica sulla storia di 45 omosessuali catanesi che sono stati confinati alle isole Tremiti durante il regime fascista. Ho fotografato i luoghi d’incontro di questi omosessuali a Catania prima del loro confino, i luoghi a san Domino dove si è consumato il loro confino, e all’Archivio di Stato ho cercato di ricostruire in parte la loro storia. Sia a Catania che alle Tremiti sto cercando di conoscere persone che hanno avuto a che fare con la loro storia.

Cosa avresti fatto se non fossi diventata un artista?
Ho studiato Ingegneria Civile, fino a pochi anni fa lavoravo come ingegnere. Indipendentemente dalla fotografia non so se sarebbe durata molto questa vita, dato che non era proprio la mia indole (pur avendo una certa mente matematica), ma non era proprio un ambito di mio interesse. Se non fossi una fotografa probabilmente ora o tra qualche anno mi sarei trasferita su un’isola vulcanica a vivere in modo semplice, lavorando in un bar e accontentandomi di vedere il mare e lava ad ogni ora.

Quali consigli ti sente di dare ad un giovane che voglia diventare un artista?
Ovviamente consiglio di provarci e di non smettere mai di essere curioso, di tenere sempre le orecchie tese per accogliere informazioni e suggestioni. E soprattutto mi sento di dire di non seguire a tutti i costi le mode dei momenti, ma di cercarsi un proprio stile in grado di evolversi, ma non di cambiare stile ogni volta che c’è una moda passeggera, trovo che sia una cosa un po’ fastidiosa e opportunistica.

LINOSA

Linosa è un’isola di appena 5,5 km quadrati, a 160 km dalla costa della Sicilia e a 145 km dalla costa della Tunisia. Si raggiunge solo via mare da Porto Empedocle, da cui dista circa 8 ore di traghetto; in alternativa si raggiunge da Lampedusa, dove bisogna fare scalo per proseguire con 2 ore di traghetto. Senza dubbio posso definire Linosa “l’isola più isolata d’Italia”. Da quando la frequento mi sono accorta che gli abitanti più giovani vivono la loro comunità con un continuo sdoppiamento: da un lato la necessità di trasferirsi altrove per mettere in pratica le ambizioni anche più banali, dall’altro la volontà di rimanervi, per mantenere amori, famiglia, vita privata. I ragazzi, studenti delle superiori, si trasferiscono in Sicilia e tornano dalla famiglia per le feste, in un perenne Erasmus involontario. Inoltre l’isola rischia lo spopolamento, a causa delle poche nascite e dell’abbandono da parte dei più giovani. Si stima che tra 30 anni sull’isola rimarranno solo 50 abitanti, a fronte dei 400 attuali. Al di là dei giovani, la condizione di isolamento si accentua anno dopo anno e impatta su tutta l’economia dell’isola. Da quando lo scalo vecchio è stato giudicato non idoneo all’attracco, infatti, i traghetti devono entrare nello scalo di Pozzolana, impossibile da raggiungere quando il mare è agitato, tipicamente da ottobre a marzo, lasciando l’isola in “isolamento” anche per diversi giorni. La conseguenza è che tutti, e in particolare i giovani, vivono in attesa dei tre mesi estivi, periodo in cui i collegamenti sono più frequenti e in cui l’isola si popola di turisti.



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