TINA SGRO’ – OLTRE LA LUCE

Quando hai capito che volevi diventare un artista?  
Ho capito di essere un’artista quando ho realizzato che la mia vita si potesse svolgere nel non pensiero degli altri. Nel senso che scollandomi dalle più conformiste e forzate posizioni imposte, avrei potuto spiccare il volo in direzioni che avessero l’impronta della libertà e della dimensione della creatività atipica.

Potresti parlarci delle tue influenze artistiche e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?  
Sono stata da sempre attratta dal gesto pittorico. Dal graffio. Da una pittura che potesse nascere da un istinto immediato. Dove il pensiero diventa attesa e progettazione. Ma la realizzazione diventa scatto creativo e nervoso. Quindi artisti come Giacometti, De Pisis ma anche Sironi nei primi anni di approccio alle arti. Contemporanei sicuramente Alessandro Papetti, Luca Conca, Linda Carrara, Nicola Samorì.

Preferisci lavorare da sola o con altri artisti?   Preferisco indubbiamente lavorare da sola. Parlo dello svolgimento della pratica pittorica. Ben volentieri collaboro con alcuni colleghi per le esposizioni e le esperienze espositive collettive.   Ci puoi raccontare un progetto al quale stai attualmente lavorando?   Attualmente sono in fase di ripresa mentale e progettuale. All’inizio del 2020 avevo dipinto delle opere per una mostra a Milano avente come soggetto la stessa città. Purtroppo la mostra è stata sospesa e rinviata. Sono anche finalista ad alcuni concorsi di pittura, tra cui il Premio Artelaguna. Anche in questo caso tutto è stato rimandato a Marzo del 2021.  

Cosa avresti fatto se non fossi diventata un artista?   La criminologa. Sono affascinata dall’andamento spesso perverso della vita di soggetti ossessionati e mentalmente instabili.  

Quali consigli ti sente di dare ad un giovane che voglia diventare un artista?   In genere non so dare consigli. Ma in ogni caso consiglierei ad un giovane artista di focalizzare cosa ama particolarmente. Per poi iniziare ad indagare le produzioni e lo svolgimento di artisti che hanno trattato quelle tematiche o utilizzato quelle tecniche. Poi sviluppare un proprio linguaggio che possa avere una finalità emozionale importante. Ricordiamoci che ciò che l’artista produce e/o sviluppa soddisfacendo in primis il suo ego e la sua interiorità. Solo dopo aver raggiunto questa personale dimensione, il tutto può poi avere un ampio raggio di coinvolgimento con lo spettatore. Personalmente e più nello specifico, io ho scelto la via dei premi di pittura, selezionando quelli più idonei alle mie tematiche, al mio stile a ciò che avrei voluto “portare in passerella”. Nei premi di pittura importanti e strutturati bene, ci sono membri delle giurie che poi sono anche curatori di percorsi espositivi. Un rete che si allarga di volta in volta, con molto lavoro e consapevolezza.




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