CHIARA SORGATO – TRUE MUCH

Potresti parlare delle tue influenze artistiche e quali artisti ti hanno maggiormente ispirato?
In tema d’influenza, sicuramente i miei compagni all’Accademia, non ho dubbi. Quanto dagli altri s’assorba con spontaneità, in quegli anni, è sorprendente. Circa l’ispirazione, direi soprattutto la letteratura ed il cinema. Credo sia davvero una questione di sensibilità. So con chiarezza quali artisti, non solo prediligo, ma adoro, tuttavia per buona parte della mia vita ho visto il mondo attraverso gli occhi di straordinari compagni di viaggio quali Kundera e Marquez, Kafka e Tolstoj, oppure Lynch e Kubrick. Tutti loro ed altri, insomma, ancor più che ispirarmi m’hanno proprio cresciuta.

Preferisci lavorare da sola o con altri artisti?
Tutto sommato da sola. Nel corso degli anni ho lavorato sia a casa o in atelier in solitudine, sia in spazi condivisi. L’aspetto più positivo del lavorare in compagnia sono le chiacchiere. Ho una sorta d’idiosincrasia verso il silenzio e indipendentemente da questo mi trovo bene a coniugare il lavoro con una divertente conversazione. Da sola, d’altro canto, ammetto di sentirmi più libera.

Ci puoi raccontare un progetto al quale stai lavorando?
L’ analisi e l’elaborazione dei dati e la possibilità di farli interagire in modo convincente con la pittura è quello a cui sto lavorando. La mia è prevalentemente pittura figurativa e i miei campi d’interesse, pur spaziando, si concentrano prevalentemente sull’osservazione dei conflitti insiti nei fenomeni umani.

L’attenzione verso la società e la storia fanno parte della mia ricerca, ma oggi percorro un binario parallelo all’interpretazione e alla deduzione e cerco, attraverso i dati, quindi alla loro rappresentazione, un modo per intravedere degli scorci di verità.

Cosa avresti fatto se non fossi diventata un’artista?
A diciotto anni pensavo d’intraprendere gli studi di giurisprudenza. A ripensarci, pur senza rimpianti, sento una piccola punta di spillo battere in una qualche zona della mia mente. Ho anche un’autentica passione per l’agricoltura, quindi non mi sarei nemmeno vista male a coltivare la terra.

Quali consigli ti senti di dare ad un giovane che voglia diventare un’artista?
Tenersi stretti i buoni maestri, perché ci vedono e ci comprendono meglio di quanto non siamo in grado di fare noi stessi.

Accogliere il fatto che ci siano artisti più bravi o più maturi e i loro consigli possono essere di grande aiuto per crescere.

Sforzarsi di non credere nella fortuna, perché un accidente fortuito può anche capitare, ma sconsiglio di pensare che possa piovere da una nuvola.

Essere sinceri.




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